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Storia

Facciata dell chiesa B.V. Immacolata - SerrentiSituata nel centro storico del paese fu costruita in stile gotico-aragonese nel secolo XIV. La primitiva parrocchia di Serrenti, indicata negli atti della visita pastorale del 16 febbraio 1589 come chiesa di S.Maria, è dedicata alla Immacolata Concezione.

Durante il XVIII secolo, mentre era canonico prebendato di Serrenti il Decano del capitolo cagliaritano Monsignor Giovanni Solinas, la Chiesa, al cui fianco si ergeva la torre campanaria quadrangolare, decorata alla sommità da una cornice traforata e con copertura a cupola, subì profonde trasformazioni. Terminati i lavori di restauro e di "abbellimento", fu riaperta al pubblico nel 1725. Tuttavia, nonostante le modifiche apportate, le strutture della chiesa, e soprattutto del campanile rimasero alquanto precarie.

Nel 1877 , il Comune deliberava di accantonare una somma, ricavata dalle questue religiose, per rimettere in buono stato la parrocchia. Il preciso funzionamento dell'orologio pubblico era, in quel periodo, indispensabile. I rintocchi delle campane, indicanti il trascorrere delle ore, erano, infatti, un valido aiuto per l'agricoltore che, al suono di esse, regolava le principali operazioni della sua giornata, essenzialmente legate ai lavori in campagna e all'alimentazione e cura degli animali da lavoro. Varie difficoltà impedirono tuttavia l'esecuzione dei lavori.

L'8 marzo 1881 si ebbe a Serrenti la visita del Decano di Cagliari Monsignor Nicolò Mura. In seguito ad essa venne stanziata una somma che consentì le riparazioni della chiesa, la quale, ultimati i lavori, ebbe il 4 settembre di quello stesso anno la benedizione dal sanlurese canonico Raimondo Ingheo, poi vescovo di Iglesias. In quell'occasione anche il comune aveva contribuito alla spesa, mettendo a disposizione lire 2162, tratte dal Monte Granatico. Con i soldi stanziati si poté sistemare soltanto la chiesa, il campanile mantenne inalterato il suo stato di precarietà.

Nel 1905 la chiesa visse un altro tragico momento: la notte del 4 aprile alle ore 21 una grave e immensa sventura colpì questo povero paese a causa del vasto incendio sviluppatosi nella sagrestia di questa ricca e adorna chiesa parrocchiale, ove trovansi tutti gli oggetti e paramenti sacri. Il lento ma costante degrado raggiunse il suo culmine 1'11 febbraio del 1930 , quando il campanile, dopo secoli di abbandono e di mancati restauri, crollò senza arrecare danni alle persone ma abbattendo il municipio, la facciata della chiesa, il fonte battesimale. In seguito al crollo della torre campanaria, soltanto una delle tre campane in essa collocate rimase quasi indenne. Secondo la datazione riportata, la campana, caratterizzata da immagini scolpite a basso rilievo e raffiguranti l'Immacolata, il Crocifisso e S. Antonio da Padova, venne realizzata nel 1669. Le altre campane, delle quali una era del 1836 e l'altra, la più piccola, del 1875, furono nuovamente fuse.

Successivamente anche la facciata della chiesa subì una radicale ristrutturazione in forme neoclassiche completamente diverse da quelle originarie. Così, di quel primitivo edificio, parte integrante della vita del villaggio, non rimane oggi che qualche fotografia, vecchia e ingiallita.

Attualmente la struttura interna della chiesa, edificata a tre navate, separate da pilastri e sovrastate da volte a botte, presenta sei cappelle: due poste ai bracci del transetto o navata trasversale: due sul lato destro e due su quello sinistro della navata centrale. Nella crociera, ossia nel punto in cui si incrociano la navata centrale e il transetto, si eleva una cupola emisferica. Il presbiterio, parte immediatamente antistante l'altare, riservata agli officianti, e sopraelevato di circa un metro rispetto al piano generale della chiesa: una balaustra o parapetto, formato da colonnette sagomate con basamento e cimasa continui, lo separa dalle navate. L'accesso al presbiterio e consentito da una gradinata che ai lati terminali presenta due acroteri poggianti su leoncini. L'altare maggiore, preceduto da due gradini di marmo policromo, è stato con i restauri del 1960, ricostruito nella parte terminale dell'abside e portato indietro di due metri rispetto alla posizione iniziale. Frontalmente l'altare è rivestito da un paliotto marmoreo dove è raffigurato uno scudo in marmo nero, scolpito fra due grandi rami di rose in rilievo. La chiesa possiede alcuni oggetti sacri in argento: una croce parrocchiale di stile gotico, una grande lampada del sec. XVIII, ispirata a modelli barcellonesi, e una navicella del 1603, tutte opere di pregevole fattura realizzate da argentieri sardi.

Tratto da "Serrenti una storia" Lavoro coordinato dal Prof. Efisio Marras e realizzato da alunni della scuola media Pubblicato a cura dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Cagliari