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Ci prepariamo all'Anno della Fede
Domenica scorsa abbiamo visto le motivazioni che hanno indotto i S.Padre Benedetto XVI a istituire l'Anno della Fede. Abbiamo fatto cenno in modo particolare alla miniera di documenti che il Concilio Ecumenico Vaticano 2° ha prodotto. Ora cerchiamo di entrare nell'argomento che ci siamo prefissato per questo anno: il Credo - perché credo - che cosa credo...
Si presenta una signora: "Vorrei far battezzare il mio bambino". "Bene signora; dove abitate?". Questo è l'inizio di un colloquio che un sacerdote fa frequentemente. Ma poi cambia il seguito: la signora dice che non è sposata in Chiesa, né in Comune: "Tanto, noi non crediamo a queste formalità; l'importante è volerci bene". "Ma, mi scusi, se lei non crede che sia importante il matrimonio religioso, perché vuol battezzare suo figlio?". "Perché sono cristiana, ci credo, io".
Il sacerdote cerca pazientemente di far capire che, per essere cristiani, non basta dirlo, ma bisogna cercare di vivere i dieci comandamenti. "Ma io a quelle cose lì non mi interesso troppo: io credo che esista Qualcuno superiore a noi: per uno si chiama Budda, per un altro si chiamerà Allah, per un altro si chiamerà Gesù Cristo... Ma io credo che qualcuno dovrà ben esistere". La signora pensava, a questo punto, di aver fatto la sua bella professione di fede; ed è con stupore che si sente dire: "D'accordo, signora: lei sarà una credente, ma non una cristiana". "Perché? - dice lei - non è la stessa cosa?". Ho scelto questo dialogo realmente avvenuto come punto di partenza dei nostri incontri alla scoperta del "Credo". Anche noi corriamo il rischio di essere dei credenti, ma non dei cristiani; di professare la fede recitando il Credo nella Santa Messa e poi... non siamo cristiani nei fatti di ogni giorno, non crediamo in quello che abbiamo detto e non ci comportiamo di conseguenza.
Cristiano, infatti, è una persona che crede in Gesù Cristo, nato da Maria, nato a Betlemme, quel Gesù vissuto a Nazareth, quel Gesù di cui parlano i vangeli di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, quel Gesù che adesso vive alla destra del Padre, dopo essere risorto da morte di croce...
Da Gesù Cristo infatti ci chiamiamo "cristiani". Chi non crede tutto ciò, chi non prega Lui, non è cristiano...
IL CONCILIO VATICANO II
Il Concilio Ecumenico Vaticano II si deve all'iniziativa ispirata del papa Giovanni XXIII che avvertiva il bisogno di un "aggiornamento" della Chiesa.Il Concilio consentì di mettere a fuoco i frutti migliori dei movimenti di rinnovamento spirituale, che erano stati espressi dagli spiriti più sensibili, in particolare i movimenti liturgico, biblico, laicale, ecumenico. Il Concilio si protrasse per 4 sessioni e fu chiuso l'8 dicembre 1965 dal papa Paolo VI che firmò tutti i 16 documenti approvati in assemblea dai padri.Non tutti i documenti hanno il medesimo valore.Soprattutto nello stile il Vaticano II fu assolutamente originale rispetto alla ventina di Concili della storia: non si preoccupò di definire nuove verità, nè volle condannare errori o persone. Preferì l'atteggiamento ottimista, propositivo, dialogico, convocando molti soggetti anche fuori della Chiesa.Proprio perchè non si trattava di definire nuove verità di fede il Concilio non sentì il bisogno di dedicare all'identità di Gesù un documento particolare, ma fece del "mistero di Cristo" la base di ogni riflessione sia quando si propose di chiarire il valore dei sacramenti o della Parola di Dio sia quando volle mettere a fuoco la natura della Chiesa, la sua vocazione missionaria e il suo rapporto col mondo contemporaneo
Il ConcilioVaticano II è stato senza dubbio l'avvenimento ecclesiale più importante del secolo. Pur essendo un concilio di vescovi ed esperti cattolici, esso interessò tutte le altre Chiese cristiane e continua ad essere per tutti un fondamentale punto di riferimento.E' il ventesimo dei Concili della Chiesa universale. Il Concilio Vaticano I si era svolto nel 1870 ed era stato sospeso dopo la presa di Roma da parte dell'esercito italiano.
Papa Giovanni XXIII
Angelo Giuseppe Roncalli, nato a Sotto il Monte (Bergamo), era patriarca di Venezia e aveva 78 anni quando venne eletto papa nel 1958. Portò uno stile originale nel pontificato e guidò il passaggio della Chiesa cattolica ad un nuovo rapporto con il mondo. Annunciò il Concilio il 25 gennaio 1959, ma potè presiederne solo la prima sessione, nell'ottobre 1962. Morì, infatti, il 3 giugno 1963.[Il Concilio più numeroso della storia fu inaugurato con un memorabile discorso in cui Giovanni XXIII distingueva "il deposito stesso della fede, vale a dire le verità contenute nella nostra dottrina" dalla "forma con cui quelle vengono annunciate". Preparato a lungo dalle commissioni della curia romana, il Concilio si rivelò luogo di vivace dibattito.]Papa Paolo VI[Giovanni Battista Montini, nato a Concesio (Brescia) nel 1898, era arcivescovo di Milano, quando, nell'estate del 1963, venne eletto papa. Guidò le ultime tre sessioni del Concilio Vaticano II e tutta la fase post-conciliare fino alla sua morte, il 6 agosto 1978.]
Anno della Fede
Il Concilio Ecumenico Vaticano 2° è stato certamente il più grande e importante evento storico-ecclesiale del ventesimo secolo. Sono, ormai, passati quasi cinquant'anni dal suo inizio celebrato solennemente la sera famosa dell'undici di ottobre del 1962. I più anziani ricordano la partecipazione alla processione che si snodava in Piazza San Pietro di quasi tremila Vescovi di tutto il mondo in una cornice di festa e di spettacolo emozionante per ciò che la Chiesa offriva alla Storia del mondo intero.
Papa Giovanni XXIII aveva voluto che i Vescovi successori degli Apostoli venuti a Roma da ogni parte della terra fossero testimoni della cattolicità cioè della universalità della Chiesa.
Papa Benedetto ha pensato di celebrare i cinquant'anni di questo straordinario avvenimento con un "Anno della Fede" a partire dall'11 ottobre 2012 per concludersi il 24 novembre 2013 con la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo.
Il santo Padre, nella Lettera Apostolica "Porta fidei" scrive che non è la prima volta che si celebra nella Chiesa un Anno della Fede. Già il Servo di Dio Paolo VI ne indisse uno simile nel 1967 per far memoria del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo nel 19° centenario del loro martirio. Papa Benedetto intende risvegliare una fede alquanto stanca in tanti cristiani soprattutto dell'Europa. "Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato. Mentre nel passato era possibile riconoscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo richiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone.
INSIEME nella comunità parrocchiale intende partecipare a questa proposta del Santo Padre riflettendo, brevemente, settimana per settimana sul "Credo" per aiutarci a professarlo con più coscienza sia individualmente che comunitariamente (recitandolo anche a memoria) per "non dimenticare l'impegno assunto con il Battesimo".
dap
Insieme n° 2/2012
Giornata mondiale della Pace
Educare alla pace.... « La pace non è la semplice assenza di guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza ».
La pace è frutto della giustizia ed effetto della carità. La pace è anzitutto dono di Dio. Noi cristiani crediamo che Cristo è la nostra vera pace: in Lui, nella sua Croce, Dio ha riconciliato a Sé il mondo e ha distrutto le barriere che ci separavano gli uni dagli altri (cfr Ef 2,14-18); in Lui c'è un'unica famiglia riconciliata nell'amore.
Ma la pace non è soltanto dono da ricevere, bensì anche opera da costruire. Per essere veramente operatori di pace, dobbiamo educarci alla compassione, alla solidarietà, alla collaborazione, alla fraternità, essere attivi all'interno della comunità e vigili nel destare le coscienze sulle questioni nazionali ed internazionali e sull'importanza di ricercare adeguate modalità di ridistribuzione della ricchezza, di promozione della crescita, di cooperazione allo sviluppo e di risoluzione dei conflitti. « Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio », dice Gesù nel discorso della montagna (Mt 5,9).
La pace per tutti nasce dalla giustizia di ciascuno e nessuno può eludere questo impegno essenziale di promuovere la giustizia, secondo le proprie competenze e responsabilità. Invito in particolare i giovani, che hanno sempre viva la tensione verso gli ideali, ad avere la pazienza e la tenacia di ricercare la giustizia e la pace, di coltivare il gusto per ciò che è giusto e vero, anche quando ciò può comportare sacrificio e andare controcorrente.
Benedetto XVI - Messaggio per Giornata della Pace 2012